Contributo di Joshua Kahn Russell
In sintesi
I movimenti di rado vincono sopraffacendo l’opposizione: in genere trionfano sottraendole sostenitori. Individuate i blocchi sociali coinvolti in una determinata questione e impegnatevi per portarli più vicino alla vostra posizione.
Spesso gli attivisti sono bravi ad analizzare i problemi sociali sistemici, ma meno a pensare sistematicamente in termini di organizzazione.
Fare attivismo consiste nell’usare il proprio potere e la propria voce per portare il cambiamento. Il coordinamento parte dallo stesso principio, ma include anche la capacità di attivare e responsabilizzare gli altri. Pensare in termini di gruppi può essere d’aiuto: il successo della creazione di un movimento dipende dalla capacità di vedere una società in termini di blocchi o reti specifiche, alcune delle quali sono istituzioni (sindacati, chiese, scuole), mentre altre sono meno visibili o coesive, come nel caso di sottoculture giovanili o gruppi demografici.
Analizzare lo spettro dei vostri alleati può aiutarvi a identificare e mobilitare le reti intorno a voi. Un’analisi di questo tipo può contribuire a tracciare una campagna o a definire strategie per un intero movimento sociale.
Ecco come funziona l’analisi dello spettro dei propri alleati: in ogni spicchio è possibile posizionare diversi individui (siate specifici: indicateli per nome!), gruppi o istituzioni. Spostandovi da sinistra a destra, identificate i vostri alleati attivi, cioè persone che sono d’accordo con voi e lottano al vostro fianco; i vostri alleati passivi, ossia persone che sono d’accordo con voi ma non fanno nulla al riguardo; i neutrali, semplici spettatori che non si lasciano coinvolgere; l’opposizione passiva, cioè persone che non sono d’accordo con voi ma non cercano di fermarvi; e infine la vostra opposizione attiva.
Alcuni gruppi di attivisti parlano o lavorano solo con quelli del primo spicchio (alleati attivi), costruendo subculture insulari, autoreferenziali, marginali, che risultano incomprensibili per tutti gli altri. Altri si comportano come se tutti fossero nell’ultimo segmento (opposizione attiva), interpretando la storia dei “pochi giusti” come se tutto il mondo fosse contro di loro. Entrambi questi approcci in genere costituiscono una garanzia di fallimento. La vittoria di un movimento è data non dalla sua capacità di sopraffare la propria opposizione attiva, ma di sottrarle sostenitori.
Nel 1964, per esempio, il Comitato di coordinamento nonviolento degli studenti (SNCC), uno dei principali motori del movimento per i diritti civili nel sud degli Stati Uniti, condusse un’analisi del proprio “spettro degli alleati”. Il risultato fu che avevano molti alleati passivi tra gli studenti del nord: giovani che ne appoggiavano la causa ma non avevano modo di entrare a far parte del movimento; persone che non avevano bisogno di essere “educate” o convinte, ma a cui serviva solo un invito a partecipare.
Per trasformare questi alleati da “passivi” ad “attivi”, lo SNCC inviò a nord degli autobus che trasportassero gli aspiranti partecipanti alla lotta sotto lo slogan “Freedom Summer” (l’estate della libertà). Gli studenti si presentarono a frotte e, dopo aver assistito ai linciaggi, ai violenti abusi della polizia e alla folla di bianchi rabbiosi schierata contro gli attivisti neri che cercavano di votare, molti ne uscirono radicalizzati.
Tanti scrissero lettere ai propri genitori, che si trovarono improvvisamente ad avere un interesse personale nella lotta. In questo modo, si innescò un’ulteriore trasformazione: le famiglie divennero alleate passive, spesso finendo per coinvolgere i propri colleghi di lavoro e contatti sociali. Gli studenti tornati a scuola in autunno, nel frattempo, si misero al lavoro per mobilitare i propri campus. La base di sostenitori si allargò ulteriormente. Il risultato fu una profonda trasformazione del panorama politico degli Stati Uniti. È importante sottolineare che questo spostamento a cascata del supporto non fu spontaneo: faceva parte di una strategia deliberata che, ancora oggi, costituisce un’importante lezione per altri movimenti.
Further Insights
- Explanation of the “Spectrum of Allies,” from NewTactics
- Training for Change (tactics for strategic nonviolence)
- Doug McAdam, Freedom Summer. Oxford Univ. Press, 1988.
Related Tactics
Related Principles
- Use your radical fringe to shift the Overton window
- Choose tactics that support your strategy
- Escalate strategically
- Reframe
- Make new folks welcome
- Think narratively
- Consider your audience
Related Theories
- Points of intervention
- Cycles of social movements
Related Case Studies
- Occupy Wall Street
- Taco Bell boycott
- Bidder 70 (Tim DeChristopher)
- Trail of Dreams
- Wisconsin Capitol occupation
- Justice for Janitors (D.C.)
- Québec student strike
Related Practitioners
Autore
Joshua Kahn Russell è un organizzatore e stratega al servizio di movimenti per la giustizia sociale e l’equilibrio ecologico. È coordinatore di azioni, facilitatore e formatore presso la Ruckus Society e ha addestrato migliaia di attivisti. Joshua ha scritto numerosi saggi di strategia di movimento, capitoli di diversi libri e alcuni manuali di organizzazione, più recentemente Organizing Cools the Planet: strumenti e riflessioni per navigare nella crisi climatica, con Hilary Moore (PM Press 2011). Ha contribuito a vincere campagne contro banche, compagnie petrolifere, società di disboscamento e baroni del carbone. Inoltre ha lavorato con un’ampia varietà di gruppi in una vasta gamma di arene, dai progetti di resilienza locali, alle coalizioni nazionali, ai negoziati sul clima delle Nazioni Unite.
Immagine
Lo spettro degli alleati. Alleati attivi, alleati passivi, Neutrali, Opponenti passivi, Opponenti attivi. Grafica di Joshua Kahn Russell.

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