Contributo di Steve Lambert
In sintesi
Entrare in un cerchio di tamburi è fantastico, trasformativo e divertente. Dall’altra parte, guardare un cerchio di tamburi è una tortura. Non chiedete alle persone di rimanere a guardare mentre vi divertite: coinvolgeteli!
I cerchi di tamburi sono una bomba! Bighellonare al parco con amici e sconosciuti, improvvisare ritmi in compagnia, comunicare in modo intuitivo, aggiungere il tuo ritmo e creare un grande e stupendo sound che riempie tutto il parco. È meraviglioso.
O così mi hanno detto.
La mia esperienza reale con i cerchi di tamburi è ben diversa. Quando mi va bene, riesco a tollerarli, ma più spesso sono una vera tortura. Ogni volta che vado al parco con gli amici, quegli stronzi egocentrici non smettono un attimo di picchiare sulle loro pelli di capra. Non frega niente a nessuno tranne a qualche tipa con il sarong da hippy, che a quanto pare non resistono all’opportunità di ancheggiare con le braccia per aria.
Essere parte di un cerchio di tamburi è una cosa. Provarlo dall’esterno, tutt’altra.
Troppo spesso l’attivismo è come un cerchio di tamburi. Visto dall’esterno può risultare terribilmente privo di fantasia, solipsistico, semplicemente fastidioso. Per le persone coinvolte nell’azione, invece l’esperienza può essere gratificante e trasformativa, anche se tutti gli altri se ne vanno via confusi o infastiditi. Se vi succede e non ve ne frega, forse siete vittime del paradosso dell’identità politica vedi TEORIA.
Un modo per raggiungere il pubblico è quello di invogliarlo a partecipare aprendo la parte creativa dell’azione affinché includa il maggior numero di persone possibile. Scoprite come fare per coinvolgere in modo significativo chi osserva, invece di aspettarvi che rimangano muti di fronte alla vostra esplosione di creatività.
Invece di pianificare rigorosamente un’azione, immaginate di creare le regole di un gioco: un gioco gratificante e divertente vedi PRINCIPIO: le regole semplici possono dare grandi risultati. Come potete creare dei parametri dentro i quali tante persone possono contribuire, agire ed essere creative in modo significativo? Un quadro aperto che consenta ai partecipanti la libertà di portare le proprie idee e soluzioni?
La chiamata di Occupy Wall Street è andata così, hanno fissato una data, uno slogan principale, con l’istruzione di Portare una tenda [1]. I flash mob funzionano uguale: decidete un’ora, alcune regole di base e lasciate che le cose facciano il loro corso. Sono azioni con regole semplici che possono essere ampliate per includere migliaia di partecipanti capaci di offrire un’esperienza provocatoria sia chi partecipa sia a chi osserva.
In ogni caso, qualunque sia la natura della vostra azione, vale la pena trovare il modo di comunicare agli astanti che quello che fate riguarda più loro di voi. A prescindere da quanto bravi siete come percussionisti.
[1] Naturalmente, Occupy Wall Street ha comunque attirato la sua dose di cerchi di tamburi: http://yeslab.org/drumcircle ↩
Further Insights
Related Tactics
- Flash mob
- Carnival protest
- Street theater
- Forum theater
- Cacerolazo
Related Principles
- Consider your audience
- Make new folks welcome
- Make your actions both concrete and communicative
- Simple rules can have grand results
- Make it funny
- Use your cultural assets
Related Theories
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- Day care center sit-in
- Billionaires for Bush
- Reclaim the Streets
- World Record for the Number of People Shouting “No Vas a Tener Casa En La Puta Vida”
- Idle No More and the Round Dance Flash Mob
- Pyramid of Shoes (to protest landmines)
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Autore
I genitori di Steve Lambert, un ex monaco francescano e un’ex suora domenicana, gli hanno trasmesso i valori come la dedizione, lo studio, la povertà e mettersi al servizio degli altri, qualità che lo hanno preparato alla sua vita di artista. È cofondatore del Center for Artistic Activism, dal 2006 al 2010 è stato membro anziano dell’Eyebeam Center for Art and Technology di New York, ha ideato workshop per la Creative Capital Foundation e insegna alla School of the Museum of Fine Arts di Boston. Steve è un perpetuo autodidatta che (per quanto importante sia) si è laureato presso una rinomata scuola d’arte e una celebre università statale. Ha abbandonato la scuola superiore nel 1993.
Immagine: Mentre chi è all’interno del cerchio di tamburi sembra raggiungere nuovi livelli di beatitudine esistenziale, chi rimane a guardare rischia di non trarre chissà che vantaggio da ciò che succede. Dovremmo sforzarci di rendere le nostre azioni trasparenti e inclusive.

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